Giovanni Kezich e “La Vecchia Mitraglia”

Intervista all’antropologo-violinista che dirige il Museo di San Michele
La sua piccola orchestra acustica suonerà il 19 giugno a Palazzo Mercantile

di Mauro Franceschi

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“La Vecchia Mitraglia” suonerà a Bolzano (Palazzo Mercantile) il 19 giugno per Musica in Salotto. Giovanni Kezich, antropologo, direttore del Museo degli usi e costumi di San Michele, è l’ideatore e promotore della piccola orchestra acustica che suona musica popolare nelle feste di paese e nelle sale da concerto, in Italia e all’estero. Gli abbiamo chiesto di raccontarci di questioni musicali e di utopie giovanili.

Kezich, quale ruolo ha la musica nella sua vita e nella sua attività di studioso del comportamento e delle tradizioni umane, e il violino?
Il violino popolare italiano è un continente sommerso, da cui emerge ancora qualche piccolo atollo: un terreno di studio di enorme interesse, che con la mia attività di studioso di tradizioni popolari dovrebbe andare a braccetto, ma veramente non è così. La musica obbliga a un’attitudine mentale completamente diversa rispetto a quella che presiede al linguaggio, alla scrittura e alla lettura, alla storia e alla filosofia. C’è la stessa differenza, credo, che ci può essere tra camminare e nuotare. Così, tutte le volte che prendo il violino in mano, la vera sfida è quella di diventare un’altra persona, mettersi a pensare con un’altra testa. Quello che riesce a tanti etnomusicologi, cioè di scorrazzare impunemente dentro e fuori il loro oggetto di studio, da osservatori e da interpreti, a me non è mai riuscito.

È nato a Milano, ha studiato a Roma, Siena e a Londra: quale via la ha condotta a Bolzano e al Museo di San Michele?
A dieci anni ebbi occasione di conoscere il grande Rigoni Stern, che per qualche tempo mi tenne a battesimo quale aspirante montanaro. Ebbi poi a trascorrere con lui e con i suoi figli un’infinità di tempo, in tutte le stagioni, in montagna e in paese. Rigoni era di Asiago, sulla montagna vicentina, ma per anni il suo riferimento ideale fu il Trentino, con la sua tradizione di autogoverno, che considerava la realizzazione materiale della sua utopia di un mondo alpino di liberi e uguali. Poi attraversai varie peripezie a Roma, a Londra e in Toscana, e quando dopo anni si presentò l’occasione di concorrere per un posto al Museo degli usi e costumi della gente trentina, lo sentii quasi come un ritorno a casa. Poi invece a casa non si ferma nemmeno Ulisse, che si rimette subito in cammino, e anch’io con la stessa spinta che mi aveva portato in Trentino, finii per arrivare a Bolzano.

Perché “La Vecchia Mitraglia”? Il nome evoca battaglie novecentesche...
Le contrade a nord di Asiago, dove abitava Rigoni Stern, erano dette “La Piccola Russia”, perché ci fa un gran freddo e soprattutto perché il Partito Comunista aveva il 60% dei voti, caso unico in Veneto. Molte erano famiglie di partigiani, di cui si diceva, a distanza di vent’anni, che avessero ancora le armi nascoste nel fienile. In contrada c’erano anche delle osterie dove si beveva parecchio, e l’ambiente era quello di un antagonismo riottoso, rauco e testardo, eppure tutto sommato bonario, fantasioso. Per esempio, c’era un capo comunista molto rispettato che si chiamava Errante (sic), perché suo padre era rimasto impressionato dal verso finale di Addio Lugano Bella: “i cavalieri erranti / son trascinati al nord”. Così, venivano fuori canti anarchici smozzicati insieme a quelli partigiani più truculenti e ai canti di naja in versione antifascista che piacevano tanto a Mario. Era tutto un sound, una visione della vita: quella che “La Vecchia Mitraglia”, almeno per me, cerca di far rivivere. Avevamo infatti battezzato così una prima orchestrina che suonava ad Asiago, che però si è sciolta quasi subito. Poi abbiamo ripreso al Museo, facendo le prove in pausa pranzo: prima io e Laura, la fisarmonicista, e poi via via tutti gli altri. Giustamente, il primo battesimo del fuoco è stato all’adunata degli Alpini di Bolzano del 2012.

L’articolo completo è disponibile sul numero di giugno di METROpolis – Cultura & Sociale a Bolzano, in vendita in tutte le edicole di Bolzano e in abbonamento.

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