Paolo Lugli, la marcia in più dell'Università

Dialogo con il rettore dell’ateneo altoatesino tra doppia cittadinanza, Ingegneria al NOI, campus, rientro dei cervelli altoatesini e gastronomia

di Paolo Florio

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Da possibile campione di basket a professore universitario di chiara fama, giramondo multilingue per vocazione e, dopo tanto peregrinare, Magnifico Rettore alla Libera Università di Bolzano: stiamo parlando di Paolo Lugli, che in meno di un anno ha già impresso un deciso cambio di marcia all’ateneo cittadino.

Rettore, parliamo subito di un tema controverso: la doppia cittadinanza.
Della questione locale preferisco non parlare. Io ho il doppio passaporto perché ho sposato una tedesca, ma avrei potuto chiederla anche per aver risieduto parecchi anni a Monaco di Baviera. Ce l'ho da 10 anni.
Quali sono i vantaggi, se ce ne sono?
Che si può votare in due Paesi. Alle politiche c’è subito il diritto di voto, senza un periodo minimo di residenza. Ho sempre votato ma non l’anno scorso: ho dimenticato di comunicare al Ministero degli Esteri tedesco di essere in Italia.
Il tedesco dove l’ha imparato?
Strada facendo. Mia moglie l’ho conosciuta in America e parlavamo in inglese, dopo il matrimonio siamo stati 4 anni a Roma e quindi parlavamo italiano. Poi lei è andata a Monaco dove sono nati i nostri figli. Io avevo cominciato a studiare il tedesco ma avevo poco tempo, e tra l’altro con i figli parlavo italiano per favorire il bilinguismo. è stato quando sono andato a Monaco, come docente della Fondazione Alexander von Humboldt, che ho iniziato a parlare in tedesco.
Lei ha insegnato e vissuto negli USA, in Italia sia in provincia (Modena) che nella capitale, per 14 anni a Monaco di Baviera: quali sono in estrema sintesi le principali peculiarità dei vari sistemi universitari nazionali?
Le differenze sono grosse. Nel 1988 sono diventato professore associato di fisica allo stato solido, dal 1991 in poi ho percorso la carriera formale di professore di ingegneria elettronica. In America non c’è differenza tra fisici teorici o solidi e ingegneri elettronici, nelle università le funzioni sono più o meno uguali. In Italia e Germania al contrario ci sono settori separati, con barriere che ostacolano il passaggio tra un settore e l’altro e l’interdisciplinarietà. Negli Usa invece nascono sempre più centri interdisciplinari dove fisici lavorano con biologi e così via.
In Italia questo non succede per questioni strutturali o per mentalità?
Le discipline in Italia sono organizzate in modo da sfavorire l’interazione. Ognuno tende a coltivare il suo orto...

L’articolo completo è disponibile sul numero di febbraio di METROpolis – Cultura & Sociale a Bolzano, in vendita in tutte le edicole di Bolzano e in abbonamento.

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