Esame di bilinguismo, una tesi per capire meglio

“Premio Claudia Augusta 2017” assegnato al ferrarese Guido Zabini. Analisi dell'esame di patentino: “Esistono ancora barriere culturali”

di Monica Margoni

013 bilinguismo

In che misura è bilingue o plurilingue la provincia di Bolzano? E se lo è, perché, nonostante si investa molto nella didattica delle lingue, si registrano così tanti fallimenti all’esame di bilinguismo? La domanda, si sa, è spinosa.

E solitamente sono le persone che da fuori regione si trasferiscono in Alto Adige quelle che hanno una sensibilità particolare per le lingue, si mettono di buona lena a conoscere la storia di questa terra e così si imbattono anche nelle domande cruciali legate alla realtà locale, come appunto quella della convivenza o del bilinguismo. È successo così anche a Guido Zabini, che alla didattica delle lingue e all’esame di bilinguismo ha dedicato la sua tesi, ricevendo, tra l’altro, un prestigioso riconoscimento.
Partiamo dai dati relativi all’esame di bilinguismo, che cosa hai osservato?
Non vorrei citare statistiche, che sono tutte disponibili sul sito dell’Astat provinciale, ma in generale si può dire che dal 2014 l’esame è cambiato. Accanto alla prova scritta e orale è stata inserita la prova d’ascolto. Sembra uno svantaggio, invece è il contrario. La prova è diventata più semplice, meno nozionistica. Prima c’era l’ostacolo degli errori di ortografia e nell’espressione orale, ora conta per esempio anche l’abilità di fare lo “switching”, leggere in italiano e rispondere in tedesco o viceversa. In questo modo l’esame di bilinguismo si è orientato al Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, assomigliando sempre di più alle certificazioni internazionali. Dal 2010 è possibile sostenere certificazioni linguistiche internazionali e poi farle convertire nel patentino corrispondente.
Quali sono stati, in base alla tua analisi, le difficoltà e gli ostacoli delle persone intervistate e quale invece la motivazione che le ha spinte a studiare la seconda lingua?
Molte delle persone intervistate sostengono che la scuola non sia sufficiente per l’apprendimento delle lingue, che la diglossia - ovvero la presenza dell’Hochdeutsch e del dialetto sudtirolese - rappresenti tuttora un ostacolo e che ci siano ancora barriere culturali di fronte alla seconda lingua (alcuni dicono per esempio: “non mi piace”, “ma la sento imposta, la lingua”). Chi invece ha la motivazione, la predisposizione mentale e genetica o cresce in ambiente bilingue è decisamente favorito. E poi c’è da dire anche che in passato non si è favorito l’incontro tra le due culture, costruendo per esempio anche strutture educative separate, mentre oggi ci sono molti segnali di apertura, anche sul piano politico, per favorire l’apprendimento delle lingue…

L’articolo completo è disponibile sul numero di febbraio di METROpolis – Cultura & Sociale a Bolzano, in vendita in tutte le edicole di Bolzano e in abbonamento.

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