La malattia del coniuge bisogna affrontarla insieme

Le famiglie provate da gravi problemi di salute rischiano di sgretolarsi. Il progetto "Together-to get here" dell'ASDI aiuta a vivere le sfide quotidiane

di Tiziana Buono

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Dal 2018 il progetto Together – to get here dell’ASDI Bolzano, Associazione Separati e Divorziati, si evolve e arricchisce. È sorto tra il 2012 e il 2013 come gruppo di aiuto e mutuo aiuto, dedicato solo agli uomini - compagni o mariti - di donne colpite da una malattia grave come un tumore.

“In particolare, quando la donna si ammala, l’uomo è disorientato, spesso si spaventa e fugge. Così alcune coppie sono andate fortemente in crisi e altre sono arrivate perfino a separarsi”.
Lo afferma Elio Cirimbelli, fondatore e direttore dell’ASDI, mediatore familiare, insignito nel 2017 della Croce al Merito del Tirolo, che aggiunge: “Il paziente riceve sostegno medico e psicologico, mentre la famiglia è lasciata sola. Muovendo da questa considerazione, abbiamo ampliato il servizio. L’obiettivo è fornire ai nuclei familiari strumenti utili per affrontare la realtà, apprendere come approcciare col proprio caro malato e riuscire, nonostante tutto, a coltivare la speranza”.
La nuova versione di questa iniziativa prevede un supporto anche a parenti e familiari delle persone malate. Come? Dapprima sarà un mediatore familiare o un assistente sociale dell’ASDI ad accogliere il nucleo familiare. Seguirà, in una fase successiva, la terapia familiare (preceduta eventualmente da percorsi individuali), scandita da più incontri e condotta da una psicologa psicoterapeuta dell’associazione.
“La persona malata ha una radicale trasformazione fisica e psicologica. Questo compromette sovente gli equilibri in famiglia. Vogliamo prevenire le fratture familiari e scongiurare il pericolo di sommare dolore al dolore. Lavorare sui genitori e i parenti consente di preservare i figli da ulteriori sofferenze”, dichiara Cirimbelli, che spiega come la persona ammalata, consapevole della malattia e del percorso da intraprendere, giunge sia pure a fatica a vedere la via d’uscita in fondo al tunnel, diversamente dalla famiglia che fa correre la mente e diventa preda di paure e pensieri negativi.
“Accettare la situazione è arduo. La persona malata si chiude in un suo mondo, non desidera uscire di casa, dal suo guscio in cui si sente protetta".
Che fare allora ? “Si deve partire dalle piccole cose. Innanzitutto chiedere aiuto, poi imparare ad ascoltare il silenzio dell’ammalato, inoltre non assillare la persona con mille domande al giorno e non forzarla a farsi raccontare tutto ad ogni costo. Piuttosto è meglio riuscire a scambiarsi le paure reciproche e continuare nella normalità. In questi frangenti la ragione del sapere non dovrebbe mai superare la ragione del cuore”…

L’articolo completo è disponibile sul numero di febbraio di METROpolis – Cultura & Sociale a Bolzano, in vendita in tutte le edicole di Bolzano e in abbonamento.

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